Un luogo riservato dove poter fare una domanda, raccontare una difficoltà o semplicemente trovare qualcuno disposto ad ascoltare. È questa la funzione di “Io ti ascolto”, il progetto inserito nell’App istituzionale “Milazzo” e rivolto in particolare ai giovani, ma più in generale a chi sta attraversando un momento difficile e sente il bisogno di parlare senza esporsi.
L’iniziativa, promossa e curata dall’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Milazzo, è operativa ormai da quasi un anno e punta a offrire un primo spazio di ascolto e orientamento attraverso un gruppo di professionisti. Un progetto nato dalla necessità di intercettare anche quei disagi che spesso rimangono nascosti, soprattutto tra gli adolescenti, quando vergogna, paura del giudizio o difficoltà nel confidarsi con gli adulti impediscono di chiedere aiuto.
Il funzionamento è semplice: attraverso l’applicazione il ragazzo può rivolgersi in forma anonima ai professionisti, porre una domanda o raccontare ciò che sta vivendo. A rispondere sono figure con competenze specifiche, messe a disposizione nell’ambito delle attività dei Servizi sociali comunali, in grado di fornire un primo orientamento e, quando necessario, indicare il percorso più adeguato. L’anonimato rappresenta uno degli aspetti qualificanti dell’iniziativa: permette di affrontare anche temi delicati senza il timore di essere riconosciuti o giudicati.
A curare lo sviluppo dell’applicazione è stato Giancarlo Campisi, promotore e sviluppatore del progetto, che ne ha illustrato le caratteristiche e le possibilità di utilizzo. L’obiettivo non è sostituire i percorsi di assistenza o le figure professionali che operano direttamente sul territorio, ma creare una porta di accesso semplice e immediata all’ascolto, capace di intercettare un disagio prima che rimanga isolato.
Il progetto utilizza così uno strumento quotidiano per i più giovani, lo smartphone, per avvicinare i ragazzi ai servizi e abbattere una delle principali difficoltà quando si parla di disagio adolescenziale: il primo passo, quello di chiedere aiuto.
In quasi un anno di attività, “Io ti ascolto” si è quindi consolidato come uno degli strumenti attraverso i quali i Servizi sociali comunali cercano di intercettare i bisogni delle nuove generazioni, portando l’ascolto anche fuori dagli spazi tradizionali e rendendolo più vicino, accessibile e soprattutto meno difficile da avviare.
